Recensioni

Giuseppe Prestipino, Dai maestri del pensiero e dell’arte alla filosofia della praxis, s.l., s.d., ma 2008, Edizioni Seam, pp. 111, 13 €

Da Platone a Gramsci

Di Guido Liguori

Il faticoso titolo dell’ultimo libro di Giuseppe Prestipino (Dai maestri del pensiero e dell’arte alla filosofia della praxis, s.l., s.d., ma 2008, Edizioni Seam, pp. 111, euro 13) già ne illustra il contenuto: l’autore cerca in alcuni grandi pensatori dall’antichità al Novecento idee, spunti, suggestioni, associazioni, momenti da accostare o contrapporre alla filosofia della praxis, ovvero alla reinterpretazione che del marxismo ha dato Antonio Gramsci.
Brevi capitoli che a volte sono flash abbaglianti, come quello iniziale su Platone e Gramsci, il primo e l’ultimo pensatore comunista, secondo l’icastica e iperbolica definizione di Prestipino. Il «mito della caverna», infatti, viene riletto dall’autore in modo attualizzato. Nell’allegoria di Platone sono le ombre proiettate sul muro a essere scambiate per realtà dai prigionieri incatenati nell’antro; oggi i moderni auto-incatenati nelle proprie case, i cittadini teledipendenti, vedono le moderne ombre nel televisore e anch’essi le

Antonio Deias, Giovanni Mimmo Boninelli, Eugenio Testa (a cura di), Gramsci ritrovato, numero monografico di “Lares”, n. 2, anno LXXIV, Firenze, Olschki, maggio-agosto 2008, pp. 498, 25 €

Emancipare i subalterni: l’antropologia culturale ritrova Gramsci

Di Elisabetta Gallo

Dopo trent’anni di oblio Gramsci è tornato ad imporsi negli studi antropologici italiani sull’onda del successo planetario dei Cultural e Subaltern Studies. L’antropologia italiana ricorda oggi Ernesto de Martino e i venticinque anni di intensa frequentazione tra antropologia italiana e le «Osservazioni sul “folclore”» di Gramsci. Varrebbe però la pena di comprendere le ragioni di un allontanamento da Gramsci proprio quando in Gran Bretagna Raymond Williams e Stuart Hall utilizzavano il pensatore sardo per studiare la trasformazione “genetica” della cultura operaia, le dinamiche della comunicazione mediatica e del multiculturalismo negli anni del teatcherismo. La rivista di

Lea Durante, Avventure dell’identità. Letture contemporanee, Bari, Palomar, 2008, pp. 202, 20 €

Gramsci, Calvino e altre «avventure»

Di Guido Liguori

Il recente libro di Lea Durante, Avventure dell’identità. Letture contemporanee (Bari, Palomar, 2008, pp. 202) è una raccolta di saggi riserva ad «autori diversi, e temi anche apparentemente distanti». Con un «nodo centrale», però, come avverte l’autrice, quello «dell’identità sociale, come costruzione e come dissoluzione» (p. 5). Un tema quanto mai attuale, viste le vicende dell’ultimo ventennio, in cui vecchie identità (nazionali, sociali, politiche) sono tornate inaspettatamente alla ribalta e altre appaiono depotenziate. Scandagliare questa realtà a partire da approcci diversi viene facilitato all’autrice dal suo mestiere di italianista e critica letteraria, e a partire da una

Michele Maggi, La filosofia della rivoluzione. Gramsci, la cultura e la guerra europea, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2008, pp. 243, 28 €

Gramsci e la rivoluzione che non ci fu

Di Guido Liguori

Il recente volume di Michele Maggi, La filosofia della rivoluzione. Gramsci, la cultura e la guerra europea (Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2008, pp. 243, euro 28) non è solo una monografia su Gramsci, ma piuttosto un affresco della cultura italiana dei primi decenni del Novecento, dove Gramsci si formò e operò. Ciò non vuol dire ovviamente negare la centralità della figura di Gramsci nella ricerca in questione, ma sottolineare come la ricostruzione del pensiero gramsciano venga fatta collocandolo in una fitta trama di uomini, idee, situazioni, correnti culturali, nel cui esame spesso ci si addentra non meno che nell’analisi – che pure a volte è accurata e approfondita, specie per quanto concerne il periodo torinese – dei testi del comunista sardo. Croce in primo luogo, ovviamente. Ma anche Gentile. Prezzolini, Papini e il gruppo della “Voce”. E Gobetti e “i suoi”, in primis Guido Dorso, a cui è dato un ruolo che forse va al di là della sua effettiva rilevanza, ma che viene preso a emblema di tutta una corrente di pensiero nazionale (l’antigiolittismo). E Oriani, sullo sfondo. E poi ancora Giovanni Amendola. E soprattutto Togliatti, su cui Maggi si sofferma ripetutamente, sia in riferimento al pensiero togliattiano degli anni ’20, sia in riferimento alla “gestione” che Togliatti fece del pensiero di Gramsci dopo la caduta del fascismo. Poiché uno degli aspetti più intricanti del libro, ma anche un motivo di oggettiva difficoltà, è l’andamento non puramente diacronico, ma piuttosto a zig zag, con andirivieni ripetuti tra epoche diverse, a seguire il filo di un discorso che sembra non poter essere interrotto da una disciplinata forma espositiva, ma pretende di cogliere subito i nessi e le conseguenze logico-temporali.

Massimo Mastrogregori, I due prigionieri. Gramsci, Moro e la storia del Novecento italiano, Genova, Marietti, 2008, pp. 340, 22 €

Gramsci e Moro prigionieri

Di Guido Liguori

Strano libro, questo di Massimo Mastrogregori, I due prigionieri. Gramsci, Moro e la storia del Novecento italiano (Genova, Marietti, 2008, pp. 340, euro 22). Strano non solo perché – benché l’autore dimostri spesso competenza sul e intelligenza del materiale trattato – si presenta in una forma troppo (volutamente) divulgativa, a volte davvero