Recensioni

Raul Mordenti, Gramsci e la rivoluzione necessaria, Roma, Editori Riuniti, 2007, pp. 206, € 14

I Quaderni non sono un bricolage, c'è la trama della rivoluzione

In libreria una raffinata interpretazione filologica di Raul Mordenti sul pensiero gramsciano. Gli scritti del carcere rompono con la tradizione enciclopedica. Sono un'opera-mondo, come i testi di Benjamin e Canetti. Ma non sono uno zibaldone caotico

Giorgio Baratta

Immaginiamo di trovarci, nella nostra automobilina filologica, sulla superficie di un territorio molto noto ma poco conosciuto. Possiamo viaggiare in lungo e in largo, in qualsiasi direzione. Attenzione. Stiamo toccando la Terra, con tante città e paesi - lettere, note e appunti - dell'Opera del carcere di Antonio Gramsci. Le strade sono

Pasquale Voza e Lea Durante (a cura di), La prosa del comunismo critico. Labriola e Gramsci, Bari, Palomar, 2006, pp. 342, € 27.00

Labriola e Gramsci, materialismo storico in salsa italiana

“La prosa del comunismo critico”, un volume a cura di Pasquale Voza e Lea Durante che raccoglie gli atti di un convegno dedicato ai due fondatori del marxismo nel nostro paese. A loro risale una via originale lontana dai vizi dell’economicismo

Tonino Bucci

Si è parlato e scritto molto a proposito dell’originalità del marxismo italiano. C’è chi ne ha visto la potenza teorica, l’acume politico, la lontananza dai vizi del dogmatismo e dell’economicismo. E c’è, invece, chi lo ha criticato e ne ha evidenziato, ad esempio, la compromissione con lo storicismo culturale. Ma per entrambe le scuole, comunque

Cesare Bermani, Gramsci, gli intellettuali e la cultura proletaria, Milano, Cooperativa Colibrì, 2007, pp. 333, 19 €

Gramsci e la cultura proletaria

Guido Liguori

Esisterebbe un Gramsci nascosto che va liberato. Un Gramsci influenzato da Bogdanov e dal Proletkul’t, valorizzatore del folklore, dello «spirito popolare creativo», ma anche soreliano e operaista, che Togliatti e la tradizione comunista italiana hanno soffocato, nascosto, occultato, imprigionato addirittura, per costruire a partire dal suo pensiero ad arte distorto un’altra tradizione politico-teorica, in collegamento con il leninismo, ecc. Questa è la tesi di fondo del libro di Cesare Bermani, Gramsci, gli

Giuseppe Vacca e Angelo Rossi, Gramsci tra Mussolini e Stalin, Roma, Fazi editore, 2007, pp. 245, € 19.00

Gramsci (e Togliatti) tra Mussolini e Stalin

Guido Liguori

È dagli anni ’90 che data un interesse reale per la vicenda carceraria di Gramsci, che accompagna l’ormai acquisita coscienza della necessità di leggere i Quaderni in modo diacronico. Essa si nutre di nuovi ritrovamentI negli archivi di Mosca e di un’attenta riconsiderazione degli epistolari di Gramsci e dei suoi interlocutori. Il recente libro di Angelo Rossi e Giuseppe Vacca, Gramsci tra Mussolini e Stalin (Fazi editore, pp. 245, euro 19), è esemplare di questo tipo di approccio. In primo luogo esso presenta e analizza due nuovi documenti fin qui sconosciuti, scritti da Gennaro Gramsci dopo la celebre visita al fratello nel carcere di Turi, inviato da Togliatti per conoscere gli orientamenti del prigioniero in merito alla «svolta» del ’29 che inaugurava la politica del socialfascismo. Tali documenti non contengono rivelazioni eclatanti, ma la conferma sia dell’interesse con cui Gramsci segue gli avvenimenti del «mondo grande e terribile» («sono al corrente di tutto perché le molte riviste che leggo... riportano tutti i fatti salienti della vita mondiale»), sia la netta presa di posizione contro la previsione di repentino crollo del fascismo propria della «svolta» («non credo che la fine sia così vicina. Anzi ti dirò, noi non abbiamo ancora visto niente, il peggio ha da venire»).

Giuseppe Vacca e Giancarlo Schirru (a cura di), Studi gramsciani nel mondo 2000-2005, Bologna, il Mulino, 2007, pp. 345, € 24.50

Gramsci nel mondo, oggi

Guido Liguori

È diventato frequente affermare oggi, spesso con provocatoria esagerazione, che Gramsci è più studiato e usato all'estero che in Italia. È stato soprattutto il boom degli studi «culturali» e «postcoloniali» e il loro assumere Gramsci come fondamentale punto di riferimento a causare l'impennata dei titoli (ormai quasi 17mila) della Bibliografia